[Una visione culturale collettiva]

Fondazione Orticolario

“Diciotto anni sono tanti. Ma se vissuti intensamente, con visione e dedizione, possono diventare un patrimonio. Orticolario lo è diventato. Nato nel 2009 come evento dedicato ad un giardinaggio evoluto, oggi è riconosciuto tra le manifestazioni internazionali di riferimento. Un progetto nato dal territorio, per il territorio, che parla un linguaggio universale. Perché parlare di natura, di bellezza, di paesaggio, di arte e di emozione significa parlare all’essere umano, ovunque si trovi.

Dopo quasi due decenni, è naturale interrogarsi sul futuro. Orticolario ha superato i confini di una visione personale – quella del suo fondatore e organizzatore, pur sempre accompagnato da un consiglio di amministrazione, da soci attivi e da una ottima squadra -. È diventato un bene comune, parte integrante del paesaggio culturale e civile del territorio. Il suo impatto non è solo estetico o culturale: Orticolario coinvolge ogni anno decine di associazioni, scuole, artigiani, professionisti, imprese del settore florovivaistico, della creatività e del turismo. Ha sostenuto, in tutti questi anni, progetti concreti a favore delle persone più fragili della comunità, devolvendo oltre 350.000 euro a cinque associazioni del terzo settore locale. Innesca relazioni virtuose, stimola la partecipazione attiva, crea lavoro e promuove una nuova consapevolezza ambientale. Partendo da queste considerazioni e guardando avanti, è scattata una decisione: trasformare Orticolario in una Fondazione. Non si tratta di un distacco, né di un addio. Al contrario: è una scelta che mira a rafforzare quanto costruito, a dare continuità, ad ampliare la rete delle responsabilità e delle opportunità.

Una Fondazione rappresenta lo strumento più adatto per garantire stabilità e apertura, per custodire lo spirito originario e al tempo stesso agevolare l’ingresso di nuove energie. È una forma più coerente con la natura pubblica e collettiva che Orticolario ha assunto. Il passaggio sarà graduale, condiviso, accompagnato con cura e attenzione. Perché il giardino più bello è quello che continua a fiorire, anche quando chi l’ha sognato e curato per anni decide di preparare con lucidità e amore il terreno per il domani.
Con questo spirito, l’auspicio è che la comunità territoriale – istituzioni, imprese, cittadini – sostenga questo percorso e lo faccia proprio. Perché Orticolario non appartiene più a poche persone: appartiene a tutti noi. E continuerà a esistere, crescere, innovare, solo se tutti insieme vorremo prendercene cura. Orticolario è pronto per questo nuovo cammino. E come sempre, lo percorrerà insieme alla sua comunità.”

Moritz Mantero 

Presidente

Cabinet de curiosités

Accanto alle fotografie, le sculture organiche di Lau Cabantous abitano lo spazio come reperti di un mondo immaginario. Radici mutate, forme ibride, elementi che sembrano crescere, respirare, trasformarsi nel tempo.

 

Non semplici opere esposte, ma presenze che dialogano con la vegetazione, con i testi e con l’architettura dello spazio. L’allestimento si ispira, infatti, al concetto di cabinet de curiosités: un archivio poetico e non classificabile, dove natura, arte e illusione convivono senza gerarchie. Anche qui, la costruzione dello spazio nasce da una cura condivisa tra artista, botanico e curatela.


Il visitatore è invitato a esplorare, a perdersi, a interrogarsi.
Non esiste un ordine logico, ma un ordine onirico.

a cura di Orticolario
realizzato con il sostegno di Taroni

 

progetto di

Lau Cabantous
Bali (Indonesia)

@lau_cabantous

 

con il contributo scientifico di
Lucia Papponi
Bali (Indonesia)
@foragingexperience

 

seta stampata
Taroni
Grandate (CO)
taroni.it

 

composizione musicale

Marylou Sharrock
Paris
marylousharrock.com

 

accomodation
MyHomeInComo

Como

myhomeincomo.com

A Orticolario con Les Imaginaires di Lau Cabantous

“Raccolgo fiori, li smonto, li innesto ad altre specie, ad altre materie.
Il mio studio diventa un blocco operatorio.
Il mio stile, un’operazione a cuore aperto.
I petali sfiorano le pareti del mio cranio.
Vibra, esplode. Precipito in un’altra dimensione.
Le mie imagini non documentano nulla, reinventano.
Fiori inquietanti, botaniche sconociute, colori radioattivi, forme inventate, varietá ibride che
non esistono da nessun’altra parte, se non qui.
La mia immaginazione diventa un metaverso organico, un ecosistema mutante.”

Le esperienze
nella stanza del sogno

[atto.1_l’ascolto]

Il visitatore è chiamato a lasciarsi guidare dall’esperienza ipnotica di Margherita mentre si immerge, poco alla volta, nell’opera diffusa di Alessandra.

È profondità, ascolto, visione.

Lentezza, introspezione, sogno.

 

[atto.2_la tela]

Il visitatore è chiamato a creare in prima persona, lasciandosi attraversare dall’esperienza ipnotica di Margherita, totalmente immerso nel mondo artistico di Alessandra.

È istinto, colore, flusso.

Rituale, connessione, segno.

 

COME

Una tela “nera”, preparata con terra e fibre vegetali.

Ogni tela è diversa, segnata dalla casualità di un gesto istintivo quanto ponderato. Ogni tela attende un visitatore.

Polvere d’oro.

Terre blu e terre bianche.
In una dimensione istintiva e sospesa, si è chiamati – mentre si ascolta il ritmo lento e ipnotico della voce di Margherita – a fare esperienza dei pigmenti di colore, lasciando che creino sulla tela effetti inaspettati. Tracce di un’esperienza che accade, dentro e fuori. 

*Esperienza a numero chiuso, su prenotazione. Presto online tutti i dettagli.

[live performance]

 

Lau Cabantous

Durante Orticolario, il progetto si attiva attraverso live performance dell’artista, estensione viva del percorso espositivo.

Azioni lente, gesti rituali, interventi sullo spazio, sui materiali vegetali e sulle opere. Le performance nascono in relazione al contesto, all’allestimento e al pubblico, come momenti di emersione del processo creativo.

La performance non spiega, non spettacolarizza: accade. È una tappa del percorso artistico, come un sogno che si manifesta e poi subito scompare.

[contributo scientifico]

 

Lucia Papponi

Il coordinamento scientifico ed etnobotanico di Lucia Papponi attraversa l’intero progetto, contribuendo alla sua profondità culturale e simbolica.
Attraverso uno sguardo etnobotanico, il sogno viene restituito come elemento fondante delle culture umane: le piante come alleate del mondo invisibile, mediatori simbolici, presenze rituali, terapeutiche e immaginative.
La scienza non viene esibita, ma integrata nel tessuto narrativo del progetto.
È un sapere silenzioso che sostiene l’esperienza onirica senza spezzarla, in dialogo costante con arte e botanica.

[Bio]
Lau Cabantous è un’artista multidisciplinare francese, con focus su arte e fotografia. Ha vissuto in vari paesi, tra cui Senegal, Martinica, Sud-Ovest della Francia, Parigi, Italia, per stabilirsi oggi a Bali.

 

Utilizza fiori ed elementi naturali per creare immagini surreali e oniriche senza ricorrere a manipolazioni o fotomontaggi, con l’obiettivo di catturare la complessità del mondo contemporaneo: manipolazioni genetiche, questioni ambientali, inquinamento, pandemie e intervento dell’essere umano sulla natura.

 

Ispirata dall’ambiente che la circonda e dal contesto urbano — oltre che da arte, moda, musica e cinema — lavora anche su temi come la spiritualità e la sua connessione con la natura.

[Bio]

Lucia Papponi è una naturalista ed etnobotanica italiana, specializzata nello studio delle piante spontanee e delle loro applicazioni alimentari e culturali.

 

Con una formazione che integra botanica, fitoalimurgia e antropologia culturale, è riconosciuta come esperta di foraging, specie eduli e cucina sostenibile.

 

È docente e ricercatrice nel settore agroambientale, oltre che autrice di pubblicazioni scientifiche e divulgative.

 

Attualmente vive, lavora e svolge attività di ricerca fra Italia e Indonesia. 

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