Il sogno è, da sempre, soglia.
Nella mitologia greca, Hypnos – custode della soglia tra veglia e sonno – non creava i sogni, ma rendeva possibile il loro accadere: era colui che addormentava il mondo, aprendo le porte all’universo onirico.
Hypnos è un invito a lasciarsi andare al sonno, a varcare una soglia invisibile per entrare in una dimensione sospesa, dove reale e immaginato si intrecciano.
Il visitatore è chiamato così a intraprendere un viaggio che spazia dalle vibrazioni luminose dell’aurora boreale, alle trame impalpabili delle nebulose, fino alle galassie, dove lo sguardo si perde e la mente si apre a infiniti mondi possibili.
È uno spazio di attraversamento: un luogo in cui perdersi senza smarrirsi, dove nuovi paesaggi interiori possono emergere.
Al centro di questo scenario, come accade nei sistemi celesti, tutto converge verso un nucleo: l’agorà culturale. Cuore pulsante di scambio e condivisione, l’agorà della sedicesima edizione di Orticolario è racchiusa in una scenografica struttura organica firmata Canyalab.
Attorno, una doppia spirale di sedici paesaggi si dispiega come un movimento cosmico, tracciando un percorso lungo il quale si rivelano mondi immaginari, visioni che suggeriscono, senza imporre, l’esperienza del sogno. Le piante dialogano con elementi naturali e simbolici: radici che generano forme inattese, strutture che evocano termitai e memorie ancestrali, tronchi segnati dal fuoco, terre e sabbie che custodiscono la memoria degli habitat e suggeriscono geografie lontane, sospese tra realtà e immaginazione.
I sogni botanici si manifestano come apparizioni.
Un anello di sabbia chiara accoglie piante succulente dai toni accesi, mentre forme di terra emergono come presenze silenziose. La luce muta, e ciò che sembrava terrestre si trasforma: le piante diventano coralli, il paesaggio si fa abisso.
Altrove, una prateria di erbe sottili si muove appena. Le infiorescenze riflettono bagliori caldi, e all’improvviso la scena cambia: il verde si accende, come attraversato da una fiamma lenta.
Su una distesa morbida e scura, emergono forme vegetali inattese. Piante adattate a condizioni estreme si mostrano nella loro ambiguità, sospese tra riconoscibile e alieno. La luce le trasfigura, e ciò che era noto diventa altro.
Al centro di questa dimensione surreale: le piante fantastiche.
a cura di Orticolario
progetto di
Mario Mariani / Central Park
Galliate (NO)
mariomariani.studio
Matteo Boccardo Studio
Binago (CO)
matteoboccardostudio.com
realizzato con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Milano
Piante
Mario Mariani / Central Park
Galliate (NO)
mariomariani.studio
Agorà culturale
Canyalab
Rignano sull’Arno (FI)
canyalab.com
Luci & suoni
Tievent Sound & Light Passion
Laveno Mombello (VA)
tievent.it
Sound design | Cristiano Maclovin studio
Light design | Giacomo Dettoni
Allestimento
Fondazione Minoprio ITS Academy
Vertemate con Minoprio (CO)
fondazioneminoprio.it
Trasporto piante
Bianchi Group
Casnate con Bernate (CO)
bianchitrasporti-it.com
[Bio]
Mario Mariani, vivaista e progettista con oltre trent’anni di esperienza, è fondatore del Vivaio Central Park, realtà di riferimento nazionale nella coltivazione botanica e nella realizzazione di giardini e allestimenti. Matteo Boccardo, garden designer, da dieci anni progetta spazi autentici, in equilibrio tra luogo, natura e identità. Insieme uniscono competenze e sensibilità per creare giardini armonici, curati e profondamente legati al contesto.
M_
Terra, scura, quasi nera.
Copre il bianco, lo trasforma.
All’inizio è resistenza, graffio.
Poi diventa gesto morbido, rotondo.
Carezza.
E in quel passaggio qualcosa si apre.
La mente si quieta, il corpo ascolta.
Non serve capire.
Serve lasciarsi attraversare.
I fili si aggrovigliano, si tendono.
Non trovano forma.
Li lascio cadere.
Respiro.
E poi la forma arriva.
È lì che entriamo.
In quello spazio tra il controllo e il lasciar andare.
Dove qualcosa prende forma da solo.
La terra accoglie.
Tiene, contiene.
E lentamente lascia emergere.
Come un respiro profondo.
Non si guida, non si impone.
Semplicemente, emerge.
Le mani tornano morbide.
I nodi si sciolgono.
C’è una luce che appare.
È uno stato sottile.
Tra veglia e sogno.
Dove ciò che guardi fuori, risuona dentro.
Ogni tela attende.
Ogni gesto è diverso, unico.
Solo se sei disposto ad entrarci.