Ho fatto un sogno. Un luogo mai visto prima, che è sempre stato lì: nell’infinito spazio che sta dietro le mie palpebre.

Orticolario / en rêverie

dall'1 al 4 ottobre 2026, a Villa Erba sul Lago di Como

Oltre la dimensione tangibile. Un invito a chiudere gli occhi e osservare quel che sta dietro le palpebre, sospesi in uno spazio onirico. Nel mondo del fantastico, per sovvertire le regole del reale.

Dalla ricerca della meraviglia, il percorso di Orticolario evolve e si eleva verso una dimensione diversa: quella del sogno, dell’illusione e della fantasia.

Non il sogno letterale (dal latino somnium, figlio di somnus: sonno) come esperienza che accade nel silenzio della notte, quando il corpo si abbandona e la mente si lascia attraversare da immagini inattese.
En rêverie è un altrove più sottile. Deriva da rêver, che in francese antico significava vagare, delirare, uscire dalla realtà. Non è il sonno, ma il movimento della mente. Non è l’abbandono, ma la ricerca. È uno stato sospeso, in cui il pensiero si libera, si perde e si ritrova, dando forma a immagini che non appartengono né al giorno né alla notte.

Non più soltanto il desiderio di scoprire, ma la facoltà di generare, di plasmare con la mente ciò che ancora non esiste, dando forma a infiniti scenari possibili.

 

Nel 2026 Orticolario esplora una dimensione interiore, personale e soggettiva, indagando la capacità umana – e soprattutto quella infantile – di immaginare, creare e sognare. Di aprire varchi oltre la soglia del reale. 

Al centro di questa dimensione surreale: le piante fantastiche.

Protagoniste della sedicesima edizione sono quelle specie vegetali che, per forma, colori o caratteristiche, sembrano provenire da un altro mondo. Piante bizzarre, quasi aliene, che sorprendono per morfologie atipiche, strategie evolutive rare o meccanismi di sopravvivenza inaspettati. Organismi reali che sembrano usciti da un sogno e che celebrano il carattere visionario e immaginifico della natura.

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Terra, scura, quasi nera.
Copre il bianco, lo trasforma.
All’inizio è resistenza, graffio.
Poi diventa gesto morbido, rotondo.
Carezza.

E in quel passaggio qualcosa si apre.
La mente si quieta, il corpo ascolta.
Non serve capire.
Serve lasciarsi attraversare.

I fili si aggrovigliano, si tendono.
Non trovano forma.
Li lascio cadere.
Respiro.
E poi la forma arriva.

È lì che entriamo.
In quello spazio tra il controllo e il lasciar andare.
Dove qualcosa prende forma da solo.

La terra accoglie.
Tiene, contiene.
E lentamente lascia emergere.

Come un respiro profondo.
Non si guida, non si impone.
Semplicemente, emerge.

Le mani tornano morbide.
I nodi si sciolgono.
C’è una luce che appare.

È uno stato sottile.
Tra veglia e sogno.
Dove ciò che guardi fuori, risuona dentro.

Ogni tela attende.
Ogni gesto è diverso, unico.

Solo se sei disposto ad entrarci.

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