Come ha inizio la vostra storia?
Jesus / La mia storia inizia studiando lo “spazio” come mezzo attraverso il quale le persone fanno esperienza, vivono e sognano, sia all’interno di una stanza sia in un giardino. Nella mia tesi di ricerca, però, mi sono reso conto di quanto la progettazione non distingua in modo netto il dentro dal fuori. Solo in seguito, lavorando come architetto, ho capito che è proprio la parte esterna di un edificio ad essere la più ricca e interessante: quella che si attende in primavera, quella che cambia con le stagioni. Così ho iniziato a progettare giardini privati, cercando di creare luoghi ricchi di esperienze capaci di mutare nel tempo e che connettano l’esperienza architettonica, dominata dall’uomo, con quella paesaggistica, governata dalle leggi della natura.
Daniela / Nel giardino di casa ero affascinata dal brulicare della vita animale, immersa nella bellezza della natura. Crescendo ha deciso di intraprendere gli studi per diventare perito agrario, lavorando poi in un vivaio per oltre 15 anni. Ho coltivato la passione per il giardinaggio trasformando la stanza più luminosa della casa nella mia serra personale. Intanto non ho mai smesso di studiare progettazione e frequentare corsi di aggiornamento. Come coronamento di questi anni di dedizione e impegno, ho deciso di aprire il mio vivaio, ‘Il giardino dei giunchi’ dove coltivo le piante che poi utilizzo nei giardini che progetto e realizzo.
Quali sono le persone che più vi hanno ispirato in ambito artistico e professionale?
Le persone che più ci ispirano sono soprattutto pensatori, come Eckhart Tolle, e filosofi, come Giancarlo Barbadoro – pioniere dell’Ecospiritualità e profondo amante della natura – che riescono a trovare il posto giusto dell’essere umano, amando profondamente la natura e rispettando tutte le forme di vita.
Inoltre, non smettono di ispirarci paesaggisti come Roberto Burle Marx per lo studio delle forme, Gilles Clément con il suo giardino in movimento, e Piet Oudolf per il suo sapiente utilizzo delle perenni nelle loro texture e colori.
E infine Masanobu Fukuoka per i suoi metodi di coltivazione naturale frutto dell’osservazione analitica degli intricati processi della natura.
In che modo la natura ispira i vostri progetti e il vostro stile di vita?
La natura ispira profondamente i nostri progetti: ne studiamo i meccanismi per operare sempre in armonia con essa, senza contrastarla. Crediamo che un giardino funzioni al meglio quando “le assomiglia”, privilegiando materiali naturali rispetto a quelli artificiali. Per questo realizziamo spazi pensati per tutte le specie che li abitano, piacevoli per l’uomo ma accoglienti anche per gli altri organismi.
La natura ispira anche il nostro stile di vita. Entrambi amiamo visitare giardini di ogni tipo per scoprire nuove realtà, osservare la crescita delle piante e studiare le composizioni di colori. Siamo attenti osservatori della natura e cerchiamo di comprendere i processi con cui si organizza, per poterli assecondare.
Se il vostro modo di progettare fosse un sogno, come immaginate lo scenario? Lucido, epico, silenzioso o collettivo?
Sarebbe il sogno che fa Cenerentola quando si addormenta, mentre gli animali lavorano per lei durante tutta la notte. È un sogno fantastico, leggero, facile, divertente, naturale.
È un sogno decisamente collettivo, perchè plasmato da tutti gli elementi della natura: il vento, la luce, le piante, i flussi di persone e animali.
C’è un sogno ricorrente – un’idea – che torna nei vostri lavori?
Ci affascina pensare che il progetto non nasca davvero da noi, ma dalla natura stessa.
Come se il giardino esistesse già, in una forma invisibile, e il nostro compito fosse soltanto quello di ascoltarlo e portarlo alla luce.
Quando il progetto si compie, desideriamo riconoscere che appartiene prima di tutto alla natura, che è stato pensato per lei e guidato dalle sue leggi silenziose.
Per questo cerchiamo di mettere da parte le nostre idee e i nostri desideri, lasciando che sia la natura a condurre la penna.
Come immaginate il vostro “paesaggio mentale” quando create? Ci sono luoghi reali o fantastici che vi guidano?
Per creare, cerchiamo di non partire da una semplice elaborazione mentale, ma di lasciare che il luogo ci parli e ci suggerisca “di cosa ha bisogno”. In questo modo, la mente del progettista si limita a disegnare ciò che il luogo richiede naturalmente.
Crediamo che alla base del processo creativo ci sia una scintilla, un’intuizione: un momento in cui ci si ferma e si dà spazio a una dimensione più profonda.
Questo stato permette di entrare in contatto con il genius loci del giardino: quell’attimo in cui si percepisce di avere l’idea giusta, che poi viene sviluppata mettendo in gioco tutto il bagaglio di conoscenze acquisite, ricordi dei paesaggi visti, giardini visitati.
Cosa significa per voi giardinaggio evoluto?
Per giardinaggio evoluto non intendiamo semplicemente fare giardini più gradevoli o più ricchi di piante, ma piuttosto un modo diverso di pensare il giardino e il rapporto con la natura. In sintesi, il concetto ruota attorno a tre idee principali, che costituiscono esattamente il nostro modo di capire la progettazione:
1. Il giardino non è più decorazione, ma ecosistema. Nel giardinaggio evoluto, il punto di partenza è il luogo, con il suo clima, il suolo e la biodiversità.
2. Il giardino come esperienza sensoriale e culturale. Il giardino si considera anche come arte, e come un’esperienza sensoriale (profumi, suoni, stagioni, cambiamenti). Il giardino diventa quasi un racconto o uno spazio da vivere, non solo da guardare.
3. Un approccio più ecologico e consapevole. Il giardinaggio evoluto cerca di ridurre l’impatto ambientale e favorire biodiversità. Giardini in cui l’uomo è solo una delle componenti, a parità di tutti gli altri abitanti.
A Orticolario 2026.
Quale emozione o sensazione sperate si provi entrando in contatto con il vostro progetto?
Vogliamo che il visitatore si trovi davanti ad un piccolo grande mistero nel Parco.
Speriamo che il percorso immersivo (profumi, luci, suoni) sia una vera esperienza sensoriale e susciti una sensazione di curiosità, meraviglia e appartenenza.
Se il vostro progetto fosse una traccia musicale, quale sarebbe?
Si potrebbe pensare il percorso di Rosa Velata come una composizione in 4 momenti.
Fase 1. “Addormentamento”: A Walk (by Tycho).
Fase 2. “Sonno leggero” : Weightless (by Marconi Union).
Fase 3. “Sonno profondo” : Structures from Silence (by Steve Roach).
Fase 4. “Sogno / REM” : An Ending (Ascent) (by Brian Eno).
Cinque parole per voi strettamente legate ai concetti di sogno e illusione.
Misterioso, profondo, intimo, evanescente, suggestivo.
[BIO]
Jesus Sanz-Castro nasce in Spagna nel 1974.
È paesaggista e architetto con dottorato di ricerca. Trae linfa creativa dai paesaggi naturali delle colline italiane. La sua ricerca dà forma a giardini dall’impronta spontanea, concepiti come luoghi sensibili, dove il mondo vegetale e la presenza umana trovano un’armonia poetica.
[BIO]
Daniela Giraudo nasce a Torino nel 1978.
È paesaggista e vivaista. Nel suo vivaio Il Giardino dei Giunchi a Settimo T.se coltiva essenze che utilizza nei giardini che progetta. Perito agrario, ha arricchito la sua formazione con corsi in garden design, healing garden e giardini spontanei.
“Crediamo che alla base del processo creativo ci sia una scintilla, un’intuizione: un momento in cui ci si ferma e si dà spazio a una dimensione più profonda.
Questo stato permette di entrare in contatto con il genius loci del giardino.”