Come ha inizio la tua storia?
Le mie radici affondano nella terra dell’orto, nei boschi, negli insegnamenti dei nonni e in un rapporto quotidiano con la natura: esperienze formative che hanno progressivamente consolidato la mia passione per il mondo vegetale. Questo interesse ha guidato le mie scelte accademiche e professionali, portandomi a conseguire il diploma di Perito Agrario e, successivamente, ad avviare nel 2003 un’attività dedicata alla manutenzione del verde. Un grave incidente ha segnato una svolta significativa nel mio percorso, orientandomi verso la progettazione paesaggistica. Ho quindi intrapreso un percorso di specializzazione internazionale, trascorrendo cinque anni nei Paesi Bassi nel ruolo di Capo Progettista, dove ho approfondito le metodologie del design naturalistico. Nel 2019 ho fatto ritorno in Italia, fondando il mio studio professionale e dedicandomi alla creazione di giardini naturalistici ispirati all’approccio Dutch Wave.
Quali sono le persone che più ti hanno ispirato in ambito artistico e professionale?
In ambito artistico e professionale, il mio percorso è stato profondamente influenzato da figure internazionali quali Piet Oudolf, Nigel Dunnet e Noel Kingsbury, pionieri nell’approccio al design naturalistico e nella valorizzazione ecologica del paesaggio. Le loro ricerche, pubblicate e applicate in contesti progettuali di rilievo, hanno rappresentato un modello metodologico fondamentale per la mia evoluzione professionale.
Riconosco tuttavia che il panorama del garden design contemporaneo annovera numerosi professionisti di grande talento e competenza: per questa ragione, selezionare ulteriori nomi risulta complesso, poiché l’ispirazione può emergere da molteplici fonti, ciascuna portatrice di sensibilità e approcci distintivi.
In che modo la natura ispira i tuoi progetti e il tuo stile di vita?
La natura è il principio generativo che guida tanto il mio approccio progettuale quanto quello personale. Nella concezione di ogni intervento, privilegio un’osservazione approfondita del contesto paesaggistico, dal quale attingo gli elementi costitutivi essenziali. Il mio obiettivo è comprendere le dinamiche ecologiche dell’ambiente per interpretarle e tradurle in linguaggio progettuale, permettendo alla natura stessa di orientare le scelte compositive.
Sul piano personale, la filosofia Zen rappresenta un pilastro fondamentale: ha permesso di stabilire un equilibrio armonioso tra vita privata e professione, una sintesi interiore che permea e guida il mio operato quotidiano, garantendomi coerenza tra valori vissuti e spazi creati.
Come immagini il tuo “paesaggio mentale” quando crei? Ci sono luoghi reali o fantastici che ti guidano?
Il mio paesaggio mentale è una sintesi tra esperienze reali e visioni immaginifiche. Il processo ha inizio con un’attenta immedesimazione nelle aspettative del committente, al fine di interpretarne le esigenze più profonde. Parallelamente, conduco un’osservazione analitica del sito, supportata da una documentazione fotografica accurata. Lascio poi spazio alla fase intuitiva: attraverso simulazioni mentali e ipotesi compositive, esploro diverse soluzioni, interrogandomi sulle potenzialità di ogni elemento nello spazio.
C’è un sogno ricorrente – un’idea – che torna nei tuoi lavori?
Piuttosto che un sogno ricorrente, preferisco identificarlo come un principio guida costante: la ricerca della massima naturalità.
Il mio obiettivo è che il giardino si integri armoniosamente con il contesto ambientale circostante, divenendo parte organica del luogo.
In questa visione, la mano dell’uomo deve essere percepibile come segno di cura e progettazione, ma rimanere discreta, quasi dissimulata tra le essenze vegetali, lasciando che sia la natura a esprimere la propria forza evocativa.
Se il tuo modo di progettare fosse un sogno, come immagini lo scenario? Lucido, epico, silenzioso o collettivo?
Lo immagino come un omaggio all’essenzialità delle cose, uno scenario dominato dalla quiete e dalla riflessione.
L’immagine di una luce soffusa, quella di un tramonto autunnale accompagnato da una buona tazza di tè verde tra le mie mani.
Cosa significa per te giardinaggio evoluto?
Il concetto di “giardinaggio evoluto” incarna per me un approccio metodologico capace di coniugare la saggezza della tradizione con una visione proiettata verso il futuro. Significa attingere alle conoscenze storiche senza rinunciare all’innovazione, al fine di promuovere pratiche sempre più sostenibili e rispettose degli equilibri ecologici. È un’evoluzione etica oltre che tecnica, dove la cura del paesaggio diventa responsabilità verso le generazioni future.
A Orticolario 2026.
Quale emozione o sensazione speri si provi entrando in contatto con il tuo progetto?
Aspiro a suscitare un’esperienza emotiva articolata in tre momenti fondamentali: sorpresa, scoperta e quiete. Auspico che il visitatore venga inizialmente catturato dall’impatto visivo, caratterizzato da una vivace espressività cromatica e formale.
Tuttavia, oltre questa apparente vitalità, desidero che emerga la natura intima dello spazio: un luogo dinamico ma, al tempo stesso, capace di offrire un rifugio di pace, dove è possibile sperimentare un profondo benessere e una totale distensione interiore.
Se il tuo progetto fosse una traccia musicale, quale sarebbe?
Una composizione Japan Lo-Fi. Questo genere possiede la qualità di essere profondamente distensivo, favorendo uno stato di calma contemplativa, senza però rinunciare a una personalità sonora definita e coerente. Ritengo che questa dualità rispecchi fedelmente il mio approccio al giardino: un luogo che invita al rilassamento immediato, ma che è sostenuto da una struttura progettuale forte, riconoscibile e ricca di identità.
Cinque parole per te strettamente legate ai concetti di sogno e illusione.
Riflesso, trasformazione, evanescenza, meraviglia, sospensione.
[BIO]
Manuel Rosin nasce a Trieste il 2 marzo 1983.
Dopo aver completato gli studi come perito agrario, consegue il diploma in progettazione di giardini presso la “Nuova Accademia del Design” di Verona. Con quasi 25 anni di esperienza professionale, di cui 5 come responsabile progettista nei Paesi Bassi presso All Seasons Hoveniers, da 7 anni progetta e mantiene giardini naturalistici ispirati al movimento Dutch Wave in Italia e all’estero.
“La natura è il principio generativo che guida tanto il mio approccio progettuale quanto quello personale. Nella concezione di ogni intervento, privilegio un’osservazione approfondita del contesto paesaggistico, dal quale attingo gli elementi costitutivi essenziali. Il mio obiettivo è comprendere le dinamiche ecologiche dell’ambiente per interpretarle e tradurle in linguaggio progettuale, permettendo alla natura stessa di orientare le scelte compositive.”