Come ha inizio la vostra storia?
Da sempre appassionati di natura e ambiente, abbiamo intrapreso gli studi nel settore agrario presso l’Istituto Tecnico della Fondazione Minoprio. Negli anni, molteplici esperienze professionali ci hanno permesso di maturare e apprendere competenze fondamentali riguardo il nostro settore. In particolare, abbiamo partecipato a diversi concorsi ed esposizioni in giardini storici lungo il territorio nazionale.
Quali sono le persone che più vi hanno ispirato in ambito artistico e professionale?
Più che a singoli nomi, guardiamo in generale alla tradizione dei grandi paesaggisti e degli agronomi, soprattutto a quelle figure che hanno saputo leggere il territorio come un sistema vivente, in equilibrio tra natura, coltivazione e trasformazione nel tempo.
Quale opera d’arte/oggetto di design posizionereste al centro di un’esposizione?
Probabilmente sceglieremmo un’opera o un oggetto capace di avere una forte presenza simbolica, ma anche una certa ambiguità interpretativa. Ci affascinano gli elementi che riescono a stare tra arte e funzione, tra immagine e materia, e che al centro di un’esposizione non impongono solo uno sguardo, ma aprono una domanda.
In che modo la natura ispira i vostri progetti e il vostro stile di vita?
La natura ci interessa come principio di relazione e di conoscenza, non soltanto come modello visivo: è qualcosa che orienta il pensiero progettuale prima ancora del linguaggio formale.
C’è un sogno ricorrente – un’idea – che torna nei tuoi lavori?
Sì, nei nostri lavori torna spesso l’idea di un equilibrio tra organicità, proporzione ed emulazione di processi naturali: ci interessa costruire forme che non siano soltanto estetiche, ma che nascano da logiche di crescita, adattamento e relazione proprie del mondo naturale.
Esiste uno scenario fantastico che incarna il tuo immaginario artistico?
Non tanto uno scenario fantastico in senso narrativo, quanto l’idea di un paesaggio primario, dove organicità, natura, proporzioni e costruzione della forma trovano un equilibrio.
A Orticolario 2026.
Quale emozione o sensazione speri si provi entrando in contatto con il tuo lavoro?
Speriamo di suscitare curiosità e scoperta, di portare l’osservatore a conoscere qualcosa che prima non sapeva esistesse.
Se il tuo progetto fosse una traccia musicale, quale sarebbe?
Più che una musica riconoscibile, una traccia capace di evocare un’esperienza di immersione, curiosità e progressiva rivelazione.
Cinque parole per te strettamente legate ai concetti di sogno e illusione.
Immaginazione, rivelazione, fantasia, metamorfosi, enigma.
[BIO]
Jonathan Arnaboldi.
Architetto paesaggista, libero professionista, laureato in Landscape Architecture e in Scienze Agrarie, iscritto all’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Como.
Si occupa di progettazione del paesaggio in contesti urbani e naturali, integrando competenze architettoniche e agronomiche con un approccio orientato alla sostenibilità ecologica e alla riqualificazione.
[BIO]
Matteo Pellicanò.
Libero professionista iscritto all’Ordine Interprovinciale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati di Brescia, Bergamo, Como, Lecco e Sondrio. Si occupa di perizie di stabilità degli esemplari arborei, condotte secondo il metodo Visual Tree Assessment (VTA) e, ove necessario, mediante indagini strumentali di approfondimento tomografico e resistografico.
L’attività professionale è orientata alla tutela, conservazione e gestione sostenibile del patrimonio arboreo, attraverso un approccio che rispetta la fisiologia e l’habitus vegetativo degli esemplari e ne valorizza il ruolo ecosistemico, contribuendo alla conservazione della biodiversità.
“La natura ci interessa come principio di relazione e di conoscenza, non soltanto come modello visivo: è qualcosa che orienta il pensiero progettuale prima ancora del linguaggio formale.”