Come ha inizio la tua storia?
Moltiplicare le piante del giardino, prima, e cercare un posto per ripiantarle poi, sono gli impegni all’origine della mia storia con i giardini, o almeno del suo primo tempo. Sono gli anni che vanno dall’infanzia all’adolescenza, impegnati oltremodo a osservare le persone all’opera con le piante: curarle, commentarle, scambiarle. Il vero inizio, tuttavia, risale ai tempi dell’università, davanti alla scoperta che comporre un giardino era un’arte a sé, e che l’interesse per la stessa, naturale e intellettuale che fosse, poteva trovare una sua espressione anche come mestiere.
Quali sono le persone che più ti hanno ispirato in ambito artistico e professionale?
Ispirazione primaria per ampiezza e acutezza dello sguardo, oltre che per la straordinaria struttura linguistica, è l’opera del professor Ippolito Pizzetti, le cui lezioni alla Facoltà di Architettura di Venezia sono state solo l’ammaliante preludio alla lettura dei suoi saggi e delle pubblicazioni da lui curate. Un contenitore culturale che ha permesso la conoscenza successiva di autori come Hermann Von Pückler-Muskau e dei grandi paesaggisti inglesi, fino alle figure di riferimento del movimento anglosassone del giardino. Una notevole suggestione deriva anche dall’opera di pittori come Luciano Ventrone o da singoli quadri, come “Paesaggio di Monte Calvello” di Balthus, dal lavoro di fotografi con Robert Mapplelthorpe o di artisti come Bruno Munari. Infine, anche l’architetto Carlo Scarpa è stato di grande ispirazione.
In che modo la natura ispira i tuoi progetti e il tuo stile di vita?
La natura suggerisce sia le regole compositive che formali: successioni di colori, accostamenti, design, ma allo stesso tempo è anche un limite da superare. Il lavoro, così come lo stile di vita, rappresentano più spesso un ricordo della natura, anzichè una sua imitazione o l’espressione di un’influenza diretta.
Come immagini il tuo “paesaggio mentale” quando crei? Ci sono luoghi reali o fantastici che ti guidano?
Il paesaggio mentale deriva tanto dal paesaggio tridimensionale, quanto dalla vibrazione emanata da quest’ultimo. Per me è sempre il luogo fisico/ultrafisico a creare il paesaggio o le sue possibili declinazioni, guidandone la trasformazione. Esso perciò nasce da un punto preciso ma indefinito, con il quale tenta di entrare in risonanza generando forme compatibili e, per quanto possibile, uniche e originali.
C’è un sogno ricorrente – un’idea – che torna nei tuoi lavori?
L’idea che le piante di un giardino si adagino sullo stesso, lo avvolgano o lo sospendano come se fossero una nuvola è sicuramente un tema ricorrente nei miei lavori.
Come in un sogno, un giardino dovrebbe dissolvere e ricomporre lo spazio, impedendo una sua lettura e comprensione immediata, lasciando così la possibilità che il proprio aspetto rispecchi in modo non predeterminato lo sguardo e la sensibilità dell’osservatore.
Se il tuo modo di progettare fosse un sogno, come immagini lo scenario? Lucido, epico, silenzioso o collettivo?
Un sogno epico e silenzioso.
Cosa significa per te giardinaggio evoluto?
Il termine “giardinaggio” mi è piuttosto ostico, perché riconduce a una pratica estemporanea, da fine giornata o da dopolavoro.
Preferisco la versione “giardino evoluto”, che per me è un’attività multidimensionale, dove l’organico e il biologico sono la semplice traduzione in forme riconoscibili dell’energia dei luoghi e delle persone.
A Orticolario 2026.
Quale emozione o sensazione speri si provi entrando in contatto con il tuo progetto?
Un po’ di sorpresa e un po’ di straniamento, un po’ di stupore e quanta più leggerezza possibile.
Se il tuo progetto fosse una traccia musicale, quale sarebbe?
Concerto per mandolini RV558 di Antonio Vivaldi (allegro molto).
Cinque parole per te strettamente legate ai concetti di sogno e illusione.
Altrove, viaggio, sfaccettatura, identità, verità.
[BIO]
Daniele Mongera nasce a Portogruaro nel 1964, sviluppando fin da giovane un profondo interesse per il giardino. Durante gli studi di architettura allo IUAV di Venezia avviene l’incontro decisivo con Ippolito Pizzetti, grazie al quale prende avvio un percorso che unisce l’attività di progettazione a quella di scrittura. Negli anni 2000 collabora con i periodici VilleGiardini, Rosanova e Gardenia, e pubblica alcuni libri. Dal 2012 al 2016 è presidente dell’Associazione Maestri di Giardino. Attualmente è progettista e contractor.
“L’idea che le piante di un giardino si adagino sullo stesso, lo avvolgano o lo sospendano come se fossero una nuvola è sicuramente un tema ricorrente nei miei lavori. Come in un sogno, un giardino dovrebbe dissolvere e ricomporre lo spazio, impedendo una sua lettura e comprensione immediata, lasciando così la possibilità che il proprio aspetto rispecchi in modo non predeterminato lo sguardo e la sensibilità dell’osservatore. ”