Traces
progetto di Matteo Fraschini
//Patio del Faggio
[Concept]
Il sogno come flusso di immagini e memorie che si intrecciano liberamente, generando forme inattese. Al risveglio ne restano soltanto tracce, frammenti nei quali l’emozione si deposita e prende consistenza.
Traces nasce da questa riflessione sulla traccia come testimonianza di un passaggio e sul suolo come archivio vivente di relazioni. La terra diventa materia sensibile, modellata dall’incontro tra processi naturali e intervento umano, tra sedimentazione e disegno, tra modificazione e memoria.
Il progetto si articola su tre livelli: una dimensione spaziale immersiva mette in dialogo interno ed esterno, evocando il confine sottile tra ambiente costruito e paesaggio. Una dimensione scultorea prende forma attraverso bassorilievi che emergono dal terreno come reperti di una geografia immaginata. Infine, una dimensione di compressione e sintesi affidata alla stampa trasforma il volume in impronta, il gesto in segno, rendendo visibile ciò che normalmente resta nascosto.
Come nelle stazioni dei Sacri Monti, il racconto procede per ricorrenze e variazioni, accompagnando il visitatore attraverso una riflessione sul rapporto tra uomo e natura e sulla possibilità di abitare il paesaggio in modo più consapevole.
L’opera si completa attraverso la partecipazione del pubblico: chi lo desidera può utilizzare le matrici originali per imprimere la propria traccia e portare con sé un frammento dell’esperienza. Un gesto semplice che trasforma il visitatore in parte attiva del processo, lasciando emergere nuove memorie e nuove connessioni.
Le aziende che collaborano alla realizzazione
PIANTE
Il giardino dei giunchi
Settimo Torinese (TO)
@ilgiardinodeigiunchi
Vivaio Fratelli Gramaglia
Collegno (TO)
VASCA IN PIETRA
Edil Arredo
Gaggiolo di Cantello (VA)
Qualche domanda a Matteo Fraschini
Come ha inizio la tua storia?
Come architetto, sono sempre stato affascinato dal rapporto tra costruzione e suolo. L’uomo, vivendo e abitando la natura per renderla “luogo”, lascia tracce che testimoniano un processo di continuo cambiamento che io cerco di interpretare come dialogo e non come opposizione: non una lotta tra presente e passato, né una lotta tra uomo e natura che oggi, purtroppo, sembrerebbe avere un esito drammatico…